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Il personaggio dell’anno? ‘O Sprèd!

Il personaggio dell'anno? Lo hanno scelto i napoletani: lo spread. Anzi, per meglio dire "'O Sprèd" . Il Corriere del Mezzogiorno ci racconta che, dopo il pallone di Maradona, la bomba di Lavezzi, il razzo di Bin Laden e 'a capata 'e Zidane, la galleria dei fuochi d'artificio venduti sopra e sottobanco a Napoli per Capodanno si è arricchita a fine 2011 di un nuovo botto, acquistabile per 50 euro: "'O Sprèd". 

Sì è vero, Time magazine ha fatto una buona scelta eleggendo come persona dell'anno "The Protester", il manifestante virtuale che simboleggia i giovani di Piazza Tahrir protagonisti della primavera araba e i dissidenti di Occupy Wall Street dell'ipermediatizzato Zuccotti Park, gli indignados spagnoli e gli arabbiati greci scesi in piazza contro draconiani piani di austerità. Ma io concordo con i fucinieri napolitani e trovo che per noi italiani questo sia stato soprattutto l'anno che ha portato alla celebrità, nella sua deflagrante potenza, lo spread.

All'inizio dell'anno era un indicatore conosciuto solo a pochi addetti ai lavori, ora è il termometro quotidiano delle nostre paure, il numero che tutti guardano, la cifra che preconizza i sacrifici che dovremo fare. Giusta, quindi, la sua consacrazione nell'Olimpo pirotecnico partenopeo. 

In realtà, ricordo che già più di dieci anni fa lo evocava spesso l’allora ministro dell’Economia Carlo Azeglio Ciampi (con al fianco il direttore generale del Tesoro del tempo, quel Mario Draghi proprio quest’anno incoronato eurogovernatore). Alle conferenze stampa a Bruxelles, dopo gli Ecofin decisivi per il varo della moneta unica, Ciampi si presentava sempre con un foglietto piegato in tasca che ogni volta tirava fuori per leggere con orgoglio ai giornalisti una cifra sempre calante: lo spread (più familiarmente chiamato "differenziale") tra i rendimenti dei Bot italiani e dei titoli tedeschi. E brillavano di entusiasmo gli occhi chiari dell'emerito presidente della Repubblica nel constatare come quel numero discendente comprovasse la bontà del progetto dell'euro, che regalava all'Italia tassi calanti e oneri sul debito più leggeri. 

Per il successivo decennio, fino all’inizio del 2011, l’importanza dello spread, come indicatore della convergenza delle economie dell’Eurozona, era poi rimasta sconosciuta alle grandi masse. Fino a quando allargandosi a dismisura, quest'anno, ci ha insegnato che nel decennio precedente in Europa non si era fatto abbastanza per costruire quel Governo economico che, nei disegni del padri dell'euro più illuminati come Ciampi, avrebbe dovuto accompagnare il progetto della moneta unica. E quel numero crescente ha infranto la nostra illusione che l'Italia, nonostante il suo fardello di debito del 120%, non fosse tra i "maialini" europei sulla graticola dei mercati, e che i Paesi "Pigs" in difficoltà fossero solo Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Chiudiamo l'anno, con differenziali dei Bund ridiscesi ben al di sotto di quota 500 e del picco di 575 punti base toccato il 9 novembre, ma più bassi in Eurolandia solo di quelli greci. E l'inquietudine resta. Non ho dubbi. Il personaggio dell'anno è lui, "'O Sprèd". Sperando che nel 2012 non esploda.