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Frau Merkel e gli occhiali persi dall’Europa

Una mirabile vignetta di Altan di qualche tempo fa raffigurava un bambino che avvertiva "mi scappa la pipì" e il padre che gli ribatteva "resisti fino alle elezioni tedesche". Geniale sberleffo alla spasmodica attesa in Europa per l'esito delle urne nel Paese dal più alto peso specifico ma anche a tutti quei commentatori che si attendevano chissà quali epocali novità dopo il voto in Germania. In realtà con la sua schiacciante vittoria - abbastanza prevedibile anche se non di così ampie dimensioni - Angela Merkel ha fatto capire a tutti che la musica a Berlino (e in Europa) non cambierà più di tanto. E che non c'era bisogno di far attendere tanto quel povero bambino. Sì, certo, qualche asperità in meno ci potrà essere – ora che gli elettori tedeschi si sono espressi – nei dibattiti sull'Unione bancaria e nei negoziati sul salvataggio della Grecia, ma al tavolo europeo ci sarà sempre la stessa ruvida cancelliera, più forte che mai. Non aspettiamoci inversioni a U, bitte.

Il problema di fondo è però trovare chi a questo punto possa ridare una visione incisiva e di lungo periodo al progetto europeo, in un'Unione fiaccata dalla crisi e rosa dai tarli del populismo. E' vero che il partito euroscettico Alternative Deutschland non entrerà al Bundestag, ma ha però sfiorato la soglia del 5%. E non è detto che alle elezioni europee di maggio non riesca a mandare rappresentanti a Strasburgo che, uniti a quelli di altre forze in ascesa, dallo Ukip inglese di Nigel Farage, al Front National di Marine Le Pen, dal Movimento 5 Stelle a vari movimenti populisti dei Paesi dell'Est potrebbero disegnare l'Europarlamento a più alto tasso di eurofobia della storia. Va detto che un'eventuale Grosse Koalition in Germania, sebbene molto sbilanciata a favore della Cdu-Csu, potrebbe in teoria aiutare il dialogo delle due grandi famiglie popolare e socialista anche all'Europarlamento (così come su scala assai minore un eventuale prolungamento del governo di larghe intese di Enrico Letta), e perciò agevolare la carburazione di un motore europeista a due cilindri, a dispetto delle varie tribù montanti euroscettiche. Ma toccando quali corde e con quali obiettivi?

La Merkel ha dato prova finora di non essere in grado di trovare gli occhiali che possano far vedere lontano all'Europa. Anzi, ha contribuito in modo determinante alla sua miope ossessiva austerità. Né la vista di entusiasmanti scenari futuri può essere dischiusa dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso, soprattutto se sono vere le voci che trapelano da Bruxelles di una sua marcia indietro dall'originario proposito di fare un discorso di fine mandato che delinei le grandi riforme per i prossimi anni dell'Europa (una spia, per i più maliziosi, che il portoghese preferirebbe non smuovere troppo le acque con i grandi Paesi e proporsi come il candidato popolare per un inedito terzo mandato alla guida della Commissione). Si vedrà. Per ora l'Europa sa di dove fare i conti con una cancelliera forte e un futuro fragile.