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Firenze: prove europee di dibattito presidenziale/2

Alle pareti le tumultuose truppe fiorentine dipinte all'attacco di Pisa. Sul podio della Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio quattro pretendenti alla caccia della poltrona di presidente della Commissione europea: il popolare Jean-Claude Junker, il socialista Martin Schulz, il liberaldemocratico Guy Verhofstadt e il verde José Bové (diverso dal partecipante al precedente eurodibattito televisivo perchè i verdi – bontà loro – di candidati ne hanno due, anche la tedesca Ska Keller). 

Ma se i soldati dei Medici con le loro lance guadagnavano terreno palmo a palmo, i quattro partecipanti al secondo dibattito eurotelevisivo hanno dovuto spendere gran parte del tempo nella battaglia per legittimarsi. Per convincere che proprio tra loro ci sarà il prescelto. Cosa non scontata.

Perchè il complesso meccanismo comunitario prevede che il presidente della Commissione europea sia nominato dalla maggioranza assoluta del Parlamento ma anche dalla maggioranza qualificata del Consiglio europeo, formato dai 28 capi di Stato e di Governo europei "tenendo conto" dell'esito delle elezioni. Formulazione un po' ambigua. Non è del tutto escluso perciò che per un gioco di rimbalzi e di pesi politici – che tenga conto per esempio anche dell'antipatia di Angela Merkel e David Cameron per Schulz (sostenuto invece con convinzione da Matteo Renzi) – alla fine si finisca in una situazione di impasse che possa favorire un altro candidato. Per esempio la premier socialdemocratica danese, Helle Thorning Schmidt, più gradita probabilmente di Schulz sia a Cameron (che nessuno vuole scontentare troppo in vista del preannunciato referendum britannico per la permanenza dell'Ue) sia alla Merkel. Un esito che non è facilmente prevedibile, però, se ci sarà una chiara vittoria dei popolari di Junker. Il quale però, secondo la vulgata comunitaria, preferirebbe in realtà diventare Presidente del Consiglio (il posto ora occupato da Herman Van Rompuy) più che diventare il successore di Barroso. Insomma un guazzabuglio dietro le quinte che rischia di allontanare ancor più i cittadini dal progetto europeo e portare altro fieno nella cascina degli anti-europeisti, comunque destinati a incassare un risultato sostanzioso, ben sopra il 20%.

Non resta da sperare che il dibattito, costruttivo anche se non molto scoppiettante, tra i quattro pretendenti sul palco di Firenze su ricette per la crescita, futuro energetico e industriale, immigrazione e ambiente non sia stato un puro esercizio mediatico o un teatrino delle ombre e che tra loro ci sia davvero il prossimo presidente della Commissione europea. E soprattutto che il prescelto sappia varare politiche efficaci, più orientate alla crescita, lungimiranti e comprensibili dalla gente. Altrimenti le truppe euroscettiche rischiano di avanzare alle porte di Bruxelles ancor più tumultuose di quelle antiche fiorentine dipinte da Giorgio Vasari.