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Un filosofo come cancelliere

Salvare il soldato euro, ma come? Frustrati dai riflessi lenti di Angela Merkel, dallo sterile ipercinetismo di Nicolas Sarkozy, dai farraginosi meccanismi decisionali dell'Unione europea e dal nevrotico incalzare dei mercati, rischiamo di perdere la prospettiva più ampia di ciò che sta succedendo. In gioco non è un momentaneo surplus di benessere. Non si tratta semplicemente di rischiare un crack passeggero, che magari si tradurrà poi in benefìci per l'export italiano tonificato da una nuova liretta. In gioco c'è ben di più. Un progetto europeo che ha caratterizzato oltre mezzo secolo di prosperità e benessere, ma forse anche il tessuto di una democrazia, che dà segni di qualche logoramento, messa a dura prova da leader dal passo troppo corto di fronte alle scommesse di money managers  e al disallineamento dei fondamentali economici. Per fortuna qualche vecchio saggio rimane a ricordarcelo. La voce di Juergen Habermas da diversi media europei non esita a lanciare il suo tambureggiante grido d'allarme. Il filosofo tedesco è arrabbiato, ha raccontato Der Spiegel, ( http://t.co/sBkHaXNQ ) perché non vuole vedere l'Europa appallottolata nel cestino della storia. L'Unione europea – avverte - sta per essere lacerata dalle tensioni contrastanti tra "imperativi sistematici e funzionali", tra le ragioni di una politica miope e le esigenze di mercati incontrollabili. La colpa, Habermas, la dà soprattutto a politici "che non sanno aspirare a nulla di più che essere rieletti: persone senza sostanza e senza convinzioni".  E punta il dito su Merkel e Sarkozy che, alla ricerca di un equilibrio tra il liberalismo tedesco e lo statalismo francese,  stanno gettando il meglio del Trattato di Lisbona per andare verso un sistema intergovernativo che dà tutti i poteri al Consiglio europeo, lasciando poca influenza all'Europarlamento e una posizione "strana e sospesa" alla Commissione. L'arzillo vecchietto, 82 anni, (ce ne fossero tanti così!) vuole però essere ottimista e credere che la "comunità globale dei cittadini" possa ancora riprendere in mano la situazione e riconciliare capitalismo e democrazia in Europa. Ma avverte anche:  "Se il progetto europeo fallisce, si porrà il problema di quanto tempo ci vorrà per recuperare di nuovo lo status quo. Ricordate la rivoluzione tedesca del 1848: quando fallì ci vollero cento anni per recuperare lo stesso livello di democrazia di prima". Ah santi ammonimenti, Herr Habermas, che peccato non sia lei il Bundeskanzler!!!

  • enrico brivio |

    Già di squilibri ce ne possono essere più di uno. Ma indubbiamente negli ultimi tempi si è pagato a caro prezzo il prevalere dell’interesse di breve periodo (l’essere rieletti) rispetto al perseguimento di importanti obiettivi di lungo termine per il proprio Paese e l’Europa, che possono però comportare un prezzo nell’immediato in termini di popolarità spicciola.

  • carl |

    Certo, molte delle critiche (se non tutte e pure altre, non ancora esplicitate..) emerse nei confronti di tante figure politiche di primo piano sono fondate. Purtroppo però non c’è soltanto la ricerca di un equilibrio tra lo statalismo o ruolo dello Stato e il liberalismo (che è qualcosa di più variegato ed intricato..)..
    Per cui, Se Habermas ha ragione sulla “miopia ed la preoccupazione di essere rieletti”..che anch’essa può finire per rappresentare una sorta di conflitto di interessi, egli per contro mostra i suoi limiti intellettivi puntando il dito soltanto sulla succitata ricerca di equilibrio. E perchè mai? Perchè purtroppo c’è anche l’equilibrio tra la qualità dei governati e quella dei governanti..Non capite? Beh, come Paganini, nel mio piccolo non faccio ripetizioni. D’altronde come direbbe F.Gump, chi non ha capito, se non è scemo lo fa..
    Carl

  • leprechaun |

    Altre parole, quelle di Habermas, da quelle che si leggono sui nostri giornali, spesso anche questo. Altro spessore. I tedeschi non sono tutti uguali, come ormai sembrano credere molti. Altro “effetto collaterale” della miopia politica della Merkel: ormai “tedesco” sta diventando una parola impronunciabile in ogni angolo d’Europa, e non è la prima volta nella storia.
    E giustamente, la sua preoccupazione principale è la democrazia. Che però è stata demolita giorno dopo giorno dal modo folle e miope – e anche un po’ fascista, con la tacitazione di tutte le voci critiche – con il quale l’Europa è stata costruita in questi ultimi venti anni.
    Nel link trovate un altro tedesco da leggere (in italiano).
    Sì, commissariamo la Germania. Mandiamoci, come viceré, Habermas o Flassbeck.

  • enrico brivio |

    Direi che, se si parla di integrazione verso un modello federale, senz’altro gli inglesi sono contrari, anzi “contrarissimi”. Quanto agli Stati Uniti credo che l’amministrazione Obama non voglia un collasso dell’euro che renderebbe più competitive le merci di molti Paesi europei e sarebbe un’ulteriore fonte di instabilità per svariati anni in un contesto globale già grigio; ma penso anche che, allo stesso tempo, molti gestori di fondi americani stiano disinvestendo dall’Europa per motivi precauzionali e alcuni operatori stiano anche pesantemente scommettendo sulla fine dell’euro, per trarne profitti.

  • Rabo |

    Non so se ha visto che quando si parla di integrazione piú stretta (= politico-federale) dell’area EUR – e Frau Merkel ogni tanto lo accenna ed è logico che l’UNICA VERA soluzione sia quella – Cameron parla di inammissibile Europa a due velocità (area EUR vs. area non EUR) e certi giornalisti sui soliti giornali (WSJ, FT) parlano di quarto Reich…chissà perché, eh ?!?
    Ma lo vogliamo capire che USA (e GB) NON vogliono una vera Unione Europea ?

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