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Ma come si permette, europeo sarà lei!

"Ma come si permette, europeo sarà lei!" Dispiace un po', eh sì dispiace, e fa cadere le braccia soprattutto a chi ama l'America, sentire che i candidati repubblicani danno dell'"europeo" all'avversario quasi fosse un insulto. Proprio il front runner conservatore, il "moderato" Mitt Romney, ha accusato Barack Obama di rispecchiare "il peggio di quello che l'Europa è diventata" e di voler trasformare l'America in una "European-style entitlement society". Ovvero una società assistenziale all'europea, mentre Romney (beato lui) è convinto di poter preservare l'America dal virus fatale è di farla rimanere una libera e prospera land of opportunity. Perfino Rick Santorum, il religiosissimo candidato con i nonni di Riva del Garda, ha assicurato che qualche piatto italiano non mancherà alla Casa Bianca se lui vincerà le presidenziali, ma ha prontamente aggiunto che l'Europa dovrà sbrigarsela da sola a risolvere la sua crisi. D'accordo, d'accordo, spaventa un po' ovunque l'ipotesi di un crollo dell'euro e non sarà mancato qualche stratega elettorale che avrà ricordato ai nostri prodi sfidanti repubblicani che associare Obama all'assistenzialismo e alla spesa pubblica disinvolta dell'Europa poteva essere un efficace statagemma. In grado di toccare le corde più sensibili del fiero nazionalismo dell'elettorato americano più conservatore, soprattutto del Sud, che associa l'Europa con un mondo decadente, confuso, ipergarantito, frammentato, un po' rammollito e ora pure in inquietante crisi economica. Già… ammettiamolo, qualcuno di questi diffettucci talvolta gli europei lo hanno. E tanto di cappello al più alto tasso di meritocrazia e intraprendenza che spesso si riscontra negli States. Però l'America ha sempre dato il meglio di sè quando non ha dato retta alle sue pulsioni più oltranziste e isolazioniste. E non dimenticate, Mitt e Rick, che non è certo nell'interesse degli Stati Uniti che l'euro cada a pezzi e le aziende americane si ritrovino con un dollaro molto forte, in grande difficoltà nel vendere le merci a mezzo miliardo di consumatori del Vecchio continente. Obama "l'europeo" almeno questo lo ha capito, ed è forse un buon motivo, da questa parte dell'oceano, per augurarsi che vi batta un'altra volta.

  • giovanni ruotolo |

    i candidati repubblicani dicono delle cose assurde e,almeno spero, siano i primi a non crederci. In realtà l’indebitamento dell’Europa è inferiore a quello statunitense, solo che loro hanno la Fed e noi abbiamo la Bce che non ha gli stessi spazi di manovra (anche se potrebbe fare di più). Attualmente noi europei abbiamo un grosso problema di governance che non si risolve certo con misure come il fiscal compact ma che richiederebbe un rafforzamento del metodo comunitario.

  • enrico brivio |

    Sono in buona parte d’accordo con entrambi i commenti. Gli Stati Uniti hanno qualcosa da imparare dall’Europa anche in termini di mobilità e di welfare, in particolare da quello nordico-scandinavo. Ed è vero che gli europei devono trovare une soluzione alla crisi dell’euro nel proprio interesse, e che la situazione è aggravata dagli atteggiamenti degli Stati Uniti e di Londra. Non credo però alle teorie del grande complotto anglo-sassone. Mentre sono convinto che un collasso dell’euro aggraverebbe comunque lo scenario economico americano e mondiale.

  • sinapsi1981 |

    Purtroppo la verità è esattamente l’opposto.
    Il sistema finanziario americano è tuttora insolvente. Se Bernake smettesse di stampare dollari collasserebbe tutto di nuovo.
    Il disordine in europa è coltivato scientificamente dalle sorelle del dollaro e dalla City di Londra.
    Cina e Giappone hanno già estromesso il dollaro per le transazioni commerciali in Asia. Gli hanno tolto il sussidio monetario.
    La Cina, come riporta il sole24 oggi, sta convertendo in maniera massiccia riserve di dollari in oro.
    Gli europei devono trovare una soluzione alla svelta prima che in Asia facciano emergere il reale valore del dollaro sui mercati internazionali….

  • Carlo |

    I candidati repubblicani fingono di non sapere che gli Stati Uniti ormai sono sempre meno una “land of opportunity”. E lo fanno nell’interesse di quella esigua ma potentissima parte di società che vuole difendere ed incrementare la posizione di ricchezza e potere ormai acquisita, bloccando appunto la mobilità sociale.

    “Parental income is a better predictor of a child’s future in America than in much of Europe, implying that social mobility is less powerful. Different groups of Americans have different levels of opportunity.”
    […]
    “But stagnant rates of mobility risk turning the American dream to delusion.”
    Social mobility and inequality
    Upper bound, The Economist – Apr 15th 2010

    Gli americani, insomma, hanno ancora qualche motivo per guardare verso l’Europa (almeno a quella del nord), e non solo come un imprescindibile mercato per le loro merci…

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