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Cosa aspettarsi dall’Obama bis?

Cosa aspettarsi dall'Obama 2.0? "The best is yet to come" ha assicurato il presidente appena rieletto ai supporter festanti a Chicago nella notte della seconda vittoria. E tutti se lo augurano negli Stati Uniti, in Europa e nel mondo. Direi che c'è da aspettarsi un presidente forse meno sorridente e scintillante, ma più incisivo e – si spera – coraggioso. Ascoltando il bel discorso della seconda vittoria si è percepita un'atmosfera un po' meno euforica e densa di slogan, rispetto alla prima dichiarazione che segnò lo storico esordio di un presidente afro-americano.  Un Obama più stanco e ingrigito si è presentato sul podio del McCormick Center, ma non per questo meno penetrante nella comunicazione. Anzi. Forse ancor più efficace e toccante, proprio perché meno raggiante e hollywoodiano, e in qualche modo segnato dalla responsabilità di quattro anni di potere, oltre che dalla maratona elettorale e dall'impegno per l'uragano Sandy. Ma al di là dell'immagine, comunque accattivante del presidente, c'è da sperare – soprattutto in Europa ma non solo – che sia anche un Obama più determinato, soprattutto nell'imporre regole stringenti a Wall Street, e maggiormente impegnato anche al di fuori dei confini. Storicamente il secondo mandato dà mani più libere a un presidente. E il politico al quale Goldman Sachs e tante altre banche d'investimento hanno voltato le spalle durante la campagna elettorale, potrà ora permettersi (se lo vorrà) di essere più duro nella richiesta di regole per Wall Street, in particolare per separare le attività speculative da quelle di raccolta del risparmio. Speriamo bene. Tradizionalmente poi un presidente rieletto nel secondo quadriennio si impegna maggiormante in politica estera e progetti internazionali, cerca di lasciare un segno nella storia non avendo più la scadenza di un giudizio degli elettori nazionali. E' vero che Obama ha già ricevuto un prematuro Nobel per la pace, ma un suo maggiore attivismo sullo scenario internazionale potrebbe essere molto utile non solo per la cooperazione globale in un frangente economico difficile, ma soprattutto in Medio Oriente e nei rapporti tra Occidente e mondo arabo. Certo, un Obama bis più coraggioso e determinato dovrà fare i conti con gli accordi da raggiungere - dal bilancio federale ad un'eventuale revisione della legge sulla finanza Dodd-Frank – in un Congresso ancora diviso tra Camera a controllo repubblicano e Senato democratico. Ma se il "meglio deve ancora venire" sta ora a lui stupirci favorevolmente.