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La Grecia non esce dall’euro… ma che sorpresa! O no?

Lo spread tra il rendimento di Btp e Bund scende sotto la soglia di 300 punti e Simon Nixon sul Wall Street Journal scrive che è "sorprendente" pensare che solo un anno fa "molti banchieri di alto livello, particolarmente a Londra e Francoforte, affermavano privatamente di credere che la Grecia sarebbe stata fuori dall'euro nel 2012 e il chairman di Bank of Scotland lo diceva pure pubblicamente" mentre "alla Bank of England alcuni funzionari erano convinti che l'euro si sarebbe infranto lo scorso Natale". E ricorda l'illustre economista Nouriel Roubini e William Buiter di Citigroup che coniarono il termine Grexit, per l'uscita della Grecia dall'euro. "Oggi invece – osserva Nixon – si fa fatica a trovare un banchiere di rango o un alto funzionario convinto che l'euro finirà l'anno prossimo". Ma che sorpresa, eh?

Scusate, io trovo poco eleganti le autocitazioni e un po' patetici gli "io l'avevo detto", però stavolta lasciatemelo dire: io è da tre anni che vado dicendo e scrivendo che non era affatto detto che la Grecia sarebbe uscita dall'euro e non credevo che l'euro si sarebbe spaccato.  Ci sono state riunioni di redazione in cui sono stato anche amichevolmente sbeffeggiato e apostrofato come "parruccone comunitarista" perché dicevo, in assoluta minoranza se non isolamento, che a dispetto di quello che prevedavano studi di rinomate banche d'investimento anglo-sassoni e alcuni grandi economisti americani (che come i Maya e Nostradamus dovranno ancora una volta dopo 13 anni posporre la loro previsione di Armageddon della moneta europea) non era affatto scontato che la Grecia uscisse dall'euro, innestando una pericolosissima reazione a catena che portasse alla spaccatura dell'euro. Ma perchè lo sostenevo? Non per ottuso credo europeista nè per scienza infusa (che purtroppo non ho). Ma semplicemente per la convinzione che, anche in un'economia globalizzata, nel prevedere i fenomeni monetari e finanziari bisogna tenere in debito conto e saper leggere la variabile politica e di convenienza nazionale (cosa che molti brillantissimi economisti e analisti finanziari non fanno). E la deriva della Grecia e una profonda crisi dell'Eurozona non era nell'interesse di nessuno: non degli europei, non degli americani che si sarebbero trovati con un dollaro troppo forte in un momento di economia fiacca che ha bisogno di esportare, nè dei cinesi – e degli altri emergenti – che necessitano della domanda dei 500 milioni di europei per vendere le loro merci. Né men che meno dei tedeschi che nel mercato europeo vogliono continuare a vendere Bmw, Audi e Mercedes. Si doveva solo dare un po' di tempo ai leader di Atene per convincere i greci a fare ulteriori sacrifici e ad Angela Merkel per persuadere i tedeschi che era anche nel loro interesse mantenere la stabilità dell'euro e del mercato comune. E ci è voluta anche l'abilità di un presidente della Bce come Mario Draghi nell'usare con intelligenza tutta la potenza di fuoco che la Bce poteva mettere in campo. Sì certo i leader europei non sono stati un modello di decisionismo nei mesi scorsi, ma qualche passo importante è stato fatto (con il contributo anche di Mario Monti). E di debiti ristrutturati e parzialmente condonati è piena la storia, basta che sul piatto della bilancia si trovino a pesare le ragioni della politica e della convenienza nazionale. Un po' come successe quando l'Italia entrò nell'euro nella prima ondata di Paesi il 2 maggio 1998, contro le previsioni di molti economisti e autorevoli osservatori del tempo.  Vogliamo credere veramente che nel periodo 1994-1997 il deficit pubblico/pil italiano sia sceso dal 9,6% al 3% solo grazie a manovre ed eurotassa o pensiamo che magari la benevolenza di Helmut Kohl, che voleva l'Italia nell'euro fin dall'inizio, non abbia pesato un po' nell'analisi dei nostri conti fatta a Bruxelles?

Tutto questo non vuol dire che la crisi dell'eurozona non sia pronta a riesplodere se i governi mediterranei non continueranno un cammino virtuoso e quelli nordici non manterranno una linea di tollerante rigore. Altrettanto sbagliato sarebbe ora – con il solito effetto palla di neve da amplificazione mediatica – ritenersi già fuori dal tunnel. Però magari la prossima volta ricordiamocelo: senza saper valutare e analizzare la complessa variabile politica, l'Europa economica ahimè non si può capire. Né prevedere.

 

 

  • enrico |

    ho sempre pensato questo ma non sono mai riuscito ad esprimerlo con chiarezza e spesso venivotacciato di ignoranza . bravo Enrico

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