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Ma come voteranno i cinquantenni con lo zainetto?

Cinquantenni con lo zainetto. Li vedi imbracciarlo rapidi, mentre salgono su uno scooter o entrano in una station wagon. Sono i fratelli minori dei sessantottini, strani soggetti, più informali e meno cinici dei loro predecessori, meno patinati e tecnologici dei loro successori. Già, in fondo rientrano tutti nella categoria dei baby boomers nati nell'età dell'oro tra il 1945 e il 1965, nota Federico Rampini in "Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo", eternamente in blue jeans, candidati a far saltare la macchina del welfare concepita nel secolo scorso e destinati a lavorare fino a 70 anni.  Però c'è una linea di demarcazione - soprattutto in Italia ma non solo - molto nitida che separa i nati nella prima metà degli anni 50 da quelli venuti dopo. Di là i cosiddetti sessantottini, gente che ha rincorso sogni di uguaglianza in gioventù, ma poi ha saputo anche – in molti casi – cavalcare mirabilmente il successivo riflusso all'onda di contestazione, mettersi magari sotto l'ala giusta e con spietato realismo occupare molto presto postazioni di potere che tuttora detiene, nei partiti, nelle aziende e nei media. Sempre ai margini invece i fratelli minori, quelli costretti a sopportare al liceo di avere le lezioni interrotte da assemblee di universitari barricaderi, per vedersi in seguito sbarrata la strada in azienda dalle gelide logiche di appartenenza al gruppo di quegli stessi personaggi. I più giovani, gli ora cinquantenni o poco più, magari a certi valori sociali ci hanno pure creduto un po' più candidamente, hanno anche fatto volontariato nel tempo libero, ma si sono poi ritrovati per qualche decennio la carriera sbarrata in ufficio dalle ciniche alchimie gerarchiche e cortigiane degli ex rivoluzionari. E in seguito si sono visti anche incalzare da arrembanti e disinvolte generazioni più giovani, avvezze all'uso delle nuove tecnologie e rese fameliche dallo spettro dell'eterno precariato. In fondo, anche il duello alle primarie Pd tra Bersani (classe 51) e Renzi (classe 75) ha sancito l'assenza dei nati negli anni 60 (in prima linea nel Pd ci sarebbe sì Enrico Letta classe '66, ma quelli dei primi anni 60 dove sono finiti?). Anche Grillo è nato nel '48, Fini nel 52, Casini nel 55, pe non parlare di Monti (classe '43) e Berlusconi (classe '36). Ah già, dimenticavo, ci sarebbero Barack Obama nato nel 1961 e David Cameron classe 1966, ma mi sa che loro alle elezioni italiane non correranno. Resta da chiedersi se magari in Italia la "generazione invisibile" nata negli ultimi anni 50 e nei primi anni '60 non sarà determinante per decidere se il Pd avrà successo, se il nuovo centro di Monti avanzerà, se il centro-destra berlusconiano allo sbando risorgerà o se i movimenti di Grillo, Ingroia o Vendola si ritaglieranno spazi significativi. Oppure forse chissà, zainetto in spalla, tanti di quei cinquantenni dimenticati preferiranno il weekend del 24 e 25 febbraio andare in montagna a farsi una bella sciata.

  • Enrico Brivio |

    sì è vero, nella generazione dei nati attorno al 1960 non mancano gli estimatori di Fermare il declino, promosso da Oscar Giannino (classe 1961) e delle posizioni sostenute dal brillante economista ed editorialista del Sole 24 Ore Luigi Zingales (classe 1963)

  • giuliana mez |

    ti sei scordato del tuo compagno di lavoro Giannino e la sua truppa di fab 7 tutti rigorosamente dell’annate che esplori che sono a quota 49.000 aderenti per Fare per fermare il declino…ne vogliamo parlare?

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