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Viva il nostro Presidente, abbasso la vil razza politica che gli ha forzato la mano

Viva il nostro Presidente, Giorgio Napolitano, un gigante. Abbasso i nani politici che gli hanno forzato la mano.

Per una volta lasciatemi parlare d'Italia. In fondo anche la nostra povera Penisola è parte dell'Europa e del mondo. E poi, i processi politici che hanno portato all'elezione dell'inquilino del Quirinale sono ben comparabili con quelli di altri Paesi. Che so, del Gabon o del Burkina Faso.

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Giorgio Napolitano è un politico di stoffa rara. Un gentleman napoletano, un vecchio comunista ben quadrato, che però sapeva dialogare con gli Stati Uniti quando ben pochi nel suo partito lo facevano, un europeista convinto e uno stimato europarlamentare, un minuzioso e attento comunicatore che ti obbligava a ritoccare gli aggettivi dei virgolettati delle sue interviste, se non erano del tutto fedeli al suo pensiero. Non tutti quelli che ora l'applaudono platealmente apprezzano in realtà l'essenza di tutto il suo percorso e della sua personalità. Ma così è, in Italia.

Giù il cappello quindi di fronte a un signore di 87 anni che, contro la sua volontà originaria, accetta il fardello di un altro mandato al Colle per il bene del Paese. Però, esco da poco da una casa di riposo della provincia di Padova dove sono ospitati signori e signore, in molti casi più giovani di Napolitano. E se avessi visto oggi lì fuori una giovane famiglia che litiga perché non riesce a mettersi d'accordo su chi deve portare a casa la spesa e per questo chiede all'anziano nonno di non godersi il meritato riposo e portare lui i sacchetti, stramaledirei quella litigiosa famiglia.

E quindi stramaledico con convinzione l'inetta famiglia parlamentare che ha obbligato Napolitano a portare un fardello che originariamente non voleva portare. In primo luogo ahimè il Pd, che prima ha chiesto di avallare un indigeribile compromesso su Marini, poi ha esposto il nome del fondatore dell'Ulivo Prodi a un pietoso scempio e, infine, non ha avuto il coraggio di votare un autorevole membro dei suoi, Rodotà, solo perché era stato proposto da qualcun altro. Good job!

Le telecamere hanno invece inquadrato in diretta, poco dopo la conferma di Napolitano, lo sghignazzante Berlusconi (così scuro in volto quando naufragò la candidatura Marini) attorniato in aula dai suoi parlamentari che si sbellicavano alle sue battute. Che dire. Difficile non credere che il buonumore fosse dovuto anche alla convinzione che leggi sul conflitto d'interessi o revisioni del legittimo impedimento e giusto processo non si faranno. E' un po' come quando alla fine di un vertice europeo si devono guardare le facce degli inglesi per avere un indicatore: se sono torve vuol dire che il processo di integrazione europea ha fatto qualche passo avanti, se sono radiose significa che non ci si è mossi di un centimetro. E poi rivedere Monti e Casini, nonostante il loro micragnoso risultato elettorale arrogarsi i meriti di una scelta responsabile… mah…

Temo che il vero vincitore nel medio periodo di questo guazzabuglio sarà Grillo. E a poco vale tutta questa indignazione perché ha usato l'esagerato termine di "golpe" poi astutamente ridimensionato in "golpettino istituzionale". Iperboli (come lo erano un tempo i kalashnikov nelle valli bergamasche di Bossi) che un maestro di oratoria come Grillo, retore "sublime" nella comunicazione (lo ha appena riconosciuto Giuliano Ferrara su La7), utilizza per cavalcare la rabbia della gente. Fare i maestrini stizzosi che lo bacchettano scandalizzati non fa che aumentare la presa di queste sue robanti immagini nella gente comune. E poi, forse che Berlusconi non aveva mai parlato in questi anni di "colpo di stato" della magistratura? Suvvia, nervi saldi. In fondo ha ragione Grillo a dire che, se non ci fosse lui, ci potrebbe essere la neonazista Alba Dorada come in Grecia  o qualcuno tipo l'olandese xenofobo Wilders a coagulare la rabbia anti-casta. Invece dai, ammettiamolo, i dieci nomi usciti dalle Quirinarie non erano poi male e soprattutto non avevano proprio nulla che, nemmeno remotamente, richiamasse fascismo o intolleranza.

Perciò onore e lunga vita al nostro Presidente, ma che bruci nel fuoco eterno (occhio che è un'iperbole eh….!) la vil razza politica che gli ha forzato la mano.